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Posts Tagged “Wordpress”

garante privacy esempio banner cookiePer i siti web con i cookie diventano obbligatori un banner informativo in home page e la possibilità per l’utente di scegliere quali cookie autorizzare. È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il provvedimento del Garante della Privacy che pone dei limiti all’uso dei cookie per finalità di profilazione e marketing da parte dei gestori dei siti. La finalità dell’authority è quella di consentire a chi naviga online di decidere in maniera libera e consapevole se far usare o no le informazioni raccolte sui siti visitati per ricevere pubblicità mirata. Sempre più spesso, infatti, si ricorre alla “pubblicità comportamentale“, che consente di visualizzare annunci in base ai comportamenti pregressi dell’utente. “Con questo provvedimento diventa più facile il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa europea“, ha detto Antonello Soro, presidente del Garante.

Cosa fare

Il Garante ha  stabilito che, d’ora in poi, quando si accede alla home page o ad un’altra pagina di un sito web deve immediatamente comparire un banner ben visibile, in cui sia indicato chiaramente:

  1. che il sito utilizza cookie di profilazione per inviare messaggi pubblicitari mirati;
  2. che il sito consente anche l’invio di cookie di “terze parti”, ossia di cookie installati da un sito diverso tramite il sito che si sta visitando;
  3. un link a una informativa più ampia, con le indicazioni sull’uso dei cookie inviati dal sito, dove è possibile negare il consenso alla loro installazione direttamente o collegandosi ai vari siti nel caso dei cookie di “terze parti”;
  4. l’indicazione che proseguendo nella navigazione (ad es., accedendo ad un’altra area del sito o selezionando un’immagine o un link) si presta il consenso all’uso dei cookie.

Per quanto riguarda l’obbligo di tener traccia del consenso dell’utente, al gestore del sito è consentito utilizzare un “cookie tecnico“, in modo tale da non riproporre l’informativa breve alla seconda visita dell’utente. In ogni caso l’utente mantiene la possibilità di modificare le proprie scelte sui cookie attraverso l‘informativa estesa, che deve essere linkata da ogni pagina del sito.

Nota: è stato fatto notare, a proposito della Direttiva europea sui cookie, che circa il 40 per cento del tracciamento delle attività degli utenti avviene con mezzi diversi dai cookie stessi.

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Cosa ci dobbiamo aspettare, nel corso del 2013, dal mondo del Web? Grandi cambiamenti sono in corso ed altri, non meno importanti, si verificheranno nei prossimi mesi, sconvolgendo gli equilibri consolidati e facendo emergere nuovi protagonisti. Ecco per voi le previsioni di Web Watching.
Leggi l’oroscopo 2012 delel tecnologie e dei servizi Web

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La recente condanna di Samsung per la violazione dei brevetti di Apple ha reso le prospettive di evoluzione del mondo Web ancora più incerte. Ma emergono degli elementi che, oltre ad accelerare la convergenza tra fisso e mobile, ci aiutano a capire quali possono essere i punti in comune tra il desktop, dominato da Windows e legato soprattutto al mondo dell’ufficio, e il mobile, trainato da Apple – in guerra con Google e Microsoft – appannaggio per ora soprattutto del mercato consumer. Due notizie di questi giorni sono esemplificative, in tal senso.

La prima è quella dell’uscita di una versione finalmente efficiente di WordPress per iPad, la 3.1. Limitata per ora solo ai blog creati con WordPress.com, consente di gestirne ogni caratteristica molto facilmente, prefigurando come – anche da tablet – sia possibile eseguire operazioni complesse legate al mondo business.

La seconda è costituita dall’annuncio di oggi dei nuovi prodotti Samsung, ed in particolare:

  • il Galaxy Note II, nuova versione del “phablet” (incrocio fra telefono e tablet) di successo della casa coreana, con migliorie soprattutto per favorire la produttività da ufficio; il dispositivo con sistema Android e schermo maxi (5,5 pollici) è  dotato di un pennino (S-Pen) che consente di interagire col Note con estrema precisione, e perciò compiere su di esso operazioni anche complesse, quelle tipiche dei programmi di produttività;
  • la linea Ativ, comprendente un tablet (Ativ Tab) e uno smartphone (Ativ-S), entrambi con Office preinstallato, ma in questo caso a corredo del sistema operativo Windows 8; un Office che è stato definito di transizione, perché ancora troppo difficile da usare su tablet;
  • una nuova linea di “Smart PC”, sempre con Windows 8, consistente in un tablet con tastiera magnetica sganciabile, in grado di funzionare sia in modalità desktop che touch, dotato di schermo da 11,6 pollici.
Ci sembra evidente come in questo scenario Google, col suo Android, rimanga ancora piuttosto sganciato dal mondo business.

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Parliamo ancora una volta di Responsive Web Design, un tema veramente cruciale, per tutte le aziende e i professionisti che lavorano nel Web, dal momento che è in atto un’imponente e veloce migrazione dell’attenzione degli utenti dai monitor dei computer agli schermi di tablet e smartphone, con una grande incertezza su quali saranno le interfacce del futuro.

Un’apparente scorciatoia – per avere un’interfaccia che si adatti bene anche all’iPhone, l’iPad e i dispositivi Android – è quella di adottare un template bello e pronto, già adattabile alle diverse dimensioni di schermo. Avere il tema giusto è infatti già un bel vantaggio.

Ben Gremillion, su Smashing Magazine, ha censito ben 689 temi responsivi già disponibili per il download, di cui 340 solo per WordPress, il CMS oggi più diffuso, analizzandone le performance. Ma dai consigli d’uso dello stesso Gremillion emerge un elemento molto importante:  la questione non è solo l’interfaccia grafica, perché un sito per il mobile deve essere adatto per utenti con un’attenzione limitata e poco disponibili a navigare all’interno di una struttura gerarchica a più livelli. La pagina per smartphone deve andare subito al sodo, senza troppi elementi di contorno. Ma questo richiede di individuare, per ciascun sito, quali sono veramente gli elementi chiave. E se tutto ciò dovesse comportare una semplificazione eccessiva, specialmente per i grandi siti, allora è più semplice avere un sito mobile separato, da gestire parallelamente a quello principale.
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Solo un anno fa occupava la 46a posizione, nella classifica TIOBE dei linguaggi di programmazione, ora Objective-C, il linguaggio utilizzato per sviluppare applicazioni nell’ecosistema Apple (OSx e iOS), ha superato C++. Sia C++ che Objective-C sono nati nel 1983, come linguaggi di programmazione orientata ad oggetti, successori del linguaggio C. Il primo ha avuto un successo crescente, per la sua potenza e versatilità. Il secondo è rimasto parecchio ai margini, fino all’apertura, nel 2008, dell’Apple Store, momento da cui ha potuto godere del successo portato dalle idee rivoluzionarie di Steve Jobs. La sua crescita, da allora, è impressionante, in una classifica che non considera le linee di codice scritte, ma la popolarità nelle ricerche web, tra diversi motori di ricerca.

Quanto agli altri linguaggi, C mantiene un predominio che detiene da almeno 25 anni, per via della sua affidabilità sempre molto apprezzata, ma che ha dovuto parzialmente cedere a Java, il linguaggio orientato agli oggetti e indipendente dalla piattaforma, creato nel 1995 da Sun Microsystems e ispirato proprio a C++ e Objective-C, il quale, pur declinando in popolarità (è solo questo che misura TIOBE), rimane molto diffuso. Da notare la crescita di popolarità di C# (“C sharp”), il linguaggio sempre orientato agli oggetti, sviluppato da Microsoft all’interno dell’iniziativa .NET e ispirato a C++, Java e Visual Basic (che invece è in declino). Da notare la discesa di PHP, un linguaggio molto utilizzato, ma rispetto al quale l’interesse è declinato, probabilmente a causa della popolarità di piattaforme come WordPress, Drupal e Joomla, che rendono disponibile un’enorme quantità di funzioni già belle e pronte.

Ed ecco la classifica, in ordine, dei primi 20 linguaggi di programmazione secondo TIOBE:  C, Java, Objective-C, C++, C#, (Visual) BASIC, PHP, Python, Perl, Ruby, JavaScript, Delphi/Object Pascal, Lisp, Transact-SQL, Visual Basic .NET, Pascal, Ada, Lua, PL/SQL, Matlab.

(Fai click sull’immagine o su questo link per vedere il grafico a grandezza piena)

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Molti cominciano da un’esigenza personale, poi trasformano in business l’esperienza acquisita in WordPress, la piattaforma open source che sta conquistando il Web, coi suoi 73 milioni di siti, pur essendo del tutto indipendente dai big della Rete, quali Google, Facebook o Apple. È un economia che dà lavoro a decine di migliaia di persone, in quantità che cresce a dispetto della crisi. Anzi, compatibile con la crisi, per i suoi bassi costi. Ma come si reggono i conti di un prodotto del tutto gratuito? Un’inchiesta di Siobhan McKeown fa il punto sull’economia di WordPress.

  1. I temi – I rivenditori di temi (“theme shops”), tra cui l’attuale n. 1 (secondo Alexa) è Elegant Themes, sono presenti in tutto il mondo, ma il loro mercato globale è saturo e molto competitivo. Attori importanti sono anche i marketplace di temi, come Theme Garden. Il theme design è l’attività più praticata in questa economia, la cui crescita lascia comunque spazi anche ai nuovi entranti, alzando però sempre più in alto l’asticella della qualità. Poi c’è il Theming Engine, come Infinity, che aiuta questo numero crescente di designer a creare temi anche complessi.
  2. I plugin – Il mercato dei plugin è anche più competitivo di quello dei temi, e con una percentuale minore di persone disposte a pagare. Molti sviluppatori si sono concentrati su un solo plugin, come nel caso di Event Espresso, disponibile in 3 versioni di complessità crescente, di cui solo la prima gratuita.
  3. I servizi – Tra i servizi, l’hosting è forse il più delicato, al punto che c’è chi, come WP Engine, offre hosting specializzato per WordPress. A causa della gratuità e facilità d’uso della piattaforma, il livello tecnico di chi inizia ad usarla si abbassa sempre più, e così apre lo spazio anche ad un mercato della consulenza. Lo sviluppo di siti è uno dei servizi più diffusi, sia per piccole che per grandi realizzazioni. Essendo poi WordPress così diffuso in tutto il mondo, c’è tutto un mercato di soluzioni per le traduzioni – automatiche e non – e per i siti multilingue, dove spiccano servizi come ICanLocalize.
  4. I network multisito – Piattaforme che ospitano tanti siti Wordpress, secondo i canoni del cloud computing, sono in crescita, a partire dal WordPress.com, che ne include più di 32 milioni. Ma c’è anche Edublogs, che ne ospita più di un milione solo nel settore didattico.
  5. I prodotti editoriali – L’enorme diffusione di WordPress rende anche i blog su WordPress (come WPMU.org, WPCandy e WPLift) una parte di questa economia, coi grandi numeri che riesce a generare. Ma anche i libri sull’argomento sono molto numerosi (fate una prova su Amazon), senza contare i PDF da scaricare. Infine ci sono le agenzie di copywriting, come Words for WP, che supportano gli sviluppatori nel descrivere al meglio i loro prodotti.
  6. Il Software As A Service (SaaS) – In questa categoria sono da includere due tipi di servizi: i creatori di siti di nicchia, come Happytables, che consente di crearsi da soli il sito del proprio ristorante, e quelli che offrono un servizio di WordPress Management, come ManageWP, che permette a chi gestisce parecchi siti WordPress di fare tutto da un unico pannello di controllo.
  7. La formazione – In questo mercato in grande espansione, non possono mancare i fornitori di formazione, anche perché WordPress è sempre più considerato quale palestra ideale per introdurre i giovani alle professioni del Web.

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Quali sono le tecnologie più promettenti, nel Web, e quali quelle che i siti stanno piano piano dismettendo? Per saperlo, abbiamo esaminato le statistiche pubblicate da BuiltWith, un servizio basato sul monitoraggio dei siti Web di tutto il mondo, che suddivide i dati sull’uso delle diverse tecnologie in tre categorie: quelle usate nei primi 1.000 siti, quelle del primi 10.000 e quelle del primo milione. Il periodo considerato è l’ultimo anno.

Tra i CMS, di cui abbiamo già analizzato la percentuale di diffusione, cresce parecchio Drupal (grafico a sinistra) ed anche WordPress è in ascesa (v. grafico), mentre la diffusione di Joomla! rimane stabile nel tempo (grafico a destra).

Tra i video incorporati, Youtube (a sinistra) è in declino, specialmente se si considera la massa più ampia, quella del primo milione di siti. Cresce invece il ricorso a Flowplayer (a destra), il player video open source, e a Vimeo, (v. grafico).

Tra i framework, il linguaggio dot.net, utilizzato da 23 milioni di siti, è in leggera discesa (a sinistra). Però scende maggiormente tra i top million, rispetto ai top 10,000. Il suo rivale PHP (a destra), usato da 25 milioni di siti, è invece più stabile.

Per realizzare contenuti interattivi, si usa sempre di meno Flash, come oggetti inclusi (a sinistra), mentre è in ascesa l’uso dei tag HTML5 che consentono di inserire contenuti audio e video.

Tra i widget sociali, il “mi piace” di Facebook (a sinistra) ancora non conosce soste, nella sua ascesa, ed è presente in 2 milioni di siti. Il bottone “+1″ di Google+, presente in 1,15 milioni di siti, sta rallentando la sua crescita, che è comunque della stessa intensità del “mi piaci”.

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La scena è dominata dai prodotti open source, con WordPress – storica piattaforma per blog, ma sempre più usata per normali siti – che spopola a tutti i livelli. Un’indagine di BuiltWith permette di fare il punto sulla diffusione dei Content Management System, ovvero le piattaforme software per gestire i contenuti dei siti. Se si prende in considerazione il primo milione di siti nel mondo, per ordine di importanza, WordPress ne gestisce il 63%, seguito da Joomla! (11%) e da Drupal (9%). Restringendo la gamma ai primi 100 mila siti, Worpress domina un po’ meno (53%) e il secondo posto è occupato da Drupal (17%), perché Joomla (7%) si adatta poco ai siti più complessi. Tra i primi 10 mila, Drupal è ancora più presente (22%), mentre occupa un posto molto importante anche ExpressionEngine, un prodotto commerciale scritto in PHP e basato su database MySQL.

Se si considerano i trend, WordPress e Drupal crescono costantemente, come diffusione, mentre Joomla rimane stabile. La crescita maggiore, su base mensile, l’hanno registrata soluzioni come: WebsiteBaker, un altro CMS open source; Wild Apricot, specifico per club e  associazioni; SiteCore, basato su ASP.NET; LifeRay, soluzione open source ma commerciale per portali, basata su Java.

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Uno dei motivi per cui le tecnologie Open Source sono particolarmente apprezzate è quello della sicurezza, perché la visibilità del codice ad una vasta community consentirebbe il massimo del controllo. Se questo è vero, è utile confrontare tra loro, e in modo equanime, le diverse piattaforme, attorno alle quali si aggregano schiere di accaniti e poco obiettivi fan. Uno studio indipendente ha confrontato le caratteristiche di sicurezza di 5 CMS Open Source, prendendo in considerazione il numero di vulnerabilità (“una componente implicita di un sistema che ne rappresenta un punto debole nel suo funzionamento”), tramite l’analisi di tutte le rispettive documentazioni e annunci ufficiali. È emerso dallo studio un buon livello di sicurezza, in generale, con alcune differenze:

  • WordPress ha una sola vulnerabilità seria e questo rappresenta un sicuro punto di forza;
  • Drupal ha una più alta percentuale di vulnerabilità serie, ma è per il fatto che ha un basso numero di vulnerabilità in generale; in compenso ha il vantaggio di avere una struttura tutta modulare, con un codice di base molto ridotto, che la rende più sicura;
  • TYPO3 sembrerebbe essere quello che se la cava peggio, con 18 vulnerabilità serie, ma pare che segua un metodo di valutazione dei bug più restrittivo degli altri;
  • Joomla pure sembra cavarsela bene: ha il più alto numero di vulnerabilità, ma di serie ce n’ha solo 3 (come Drupal);
  • SilverStripe, meno nota in Italia, si colloca più o meno nella media.

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Tutti i siti web dei candidati alla presidenza Usa sono stati realizzati con WordPress o Drupal, entrambi Cms open source. L’unica eccezione è costituita dal Presidente in carica, Barak Obama. Ma fu proprio lui, all’indomani dell’elezione, a portare su Drupal il sito della Casa Bianca, facendone il fiore all’occhiello della community del Cms.

In particolare, sono realizzati in Drupal il sito di Mitt Romney, quello di Newt Gingrich e quello di Rick Santorum. Sono invece realizzati in WordPress il sito di Ron Paul, quello di Michelle Bachmann, di Gary Johnson e di Rick Perry, oltre al nostro Web Watching, per ora non candidato. Tutti usano anche importanti tecnologie open source, come Apache e jQuery. Il sito di Obama, pare che sia realizzato con ExpressionEngine, un Cms semplificato che non richiede alcuna conoscenza del Php, ma comunque proprietario.

Il cambiamento, rispetto ai siti delle presidenziali 2008, nessuno dei quali era gestito con un Cms open source, è stato radicale e sicuramente molto significativo, rispetto agli orientamenti del mercato.

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