Posts Tagged “interoperabilità”

Uno dei problemi più importanti, nella fornitura dei servizi informatici, è costituita dal lock-in (o più precisamente vendor lock-in), cioè la dipendenza che si genera nel cliente, a forza di usare un certo servizio, la quale gli rende eccessivamente difficile e costoso passare ad un fornitore diverso. Il lock-in è spesso alla base di quelle tipiche situazioni di monopolio di cui si occupano le autorità antitrust in tutto il mondo.  In informatica il lock-in si esprime tipicamente con la mancanza di interoperabilità e di compatibilità tra formati. Il problema è destinato a crescere, col sempre maggiore ricorso al cloud computing.

Dal punto di vista dei fornitori di servizi informatici, la questione ha due facce distinte: da un lato, evitare il più possibile il lock-in da parte dei propri fornitori; dall’altro, gestire sapientemente la libertà concessa ai propri clienti. Conviene vincolarli il più possibile o no?

Un esempio sorprendente, su questa materia, ce lo fornisce Google, col suo servizio Takeout (“estrarre”), che consente, ai propri utenti, di esportare, in formati interoperabili, tutti i dati che li riguardano: contatti Gmail, documenti Google Docs, foto Picasa, persino tutti i link alle pagine per le quali si è cliccato sul bottone “+1″ di Google+. Mancano solo i messaggi Gmail, per i quali è necessario ricorrere a servizi di terze parti oppure scaricare la posta con un client pop. Col passare degli anni, la dipendenza da Google può diventare totalizzante e una scappatoia del genere – gestita da un pittoresco gruppo di ingegneri che si fa chiamare Data Liberation Front (nella foto) – può risultare quanto meno rassicurante.

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Da quando gli enti pubblici hanno cominciato ad impegnarsi nell’offerta di servizi on line al cittadino, per facilitare loro la vita, si sono moltiplicati ovunque servizi di “egovernment“. Il problema è che tale offerta è molto diseguale, nel territorio italiano, e che spesso i servizi on line sono difficili da utilizzare per il cittadino medio. Specialmente per i più anziani, proprio gli utenti tipici dei servizi per la sanità. Una soluzione a tali esigenze è il progetto Reti Amiche, promosso a livello nazionale dal Governo e attuato mediante una serie di protocolli d’intesa con soggetti pubblici e privati, in grado di mettere a disposizione la propria rete di sportelli per erogare servizi per conto degli enti pubblici. Una delle più importanti iniziative, in tale ambito è Postegov, grazie alla quale i 5.740 sportelli delle poste vengono usati per erogare servizi di molti enti diversi.

Postegov già oggi permette ai cittadini di usufruire di molti servizi, presso gli uffici postali, tipo il rilascio/rinnovo del passaporto, il pagamento di contributi previdenziali, le visure catastali, eccetera. La piattaforma tecnologica di Postegov è stata realizzata da Eustema, utilizzando i metodi della Service Oriented Architecture (SOA), un’architerrura software che consente di creare servizi web, destinati all’utente finale, tramite l‘interoperabilità (cioè la capacità di scambiare dati e istruzioni) tra diversi sistemi. In questo caso i sistemi sono, da un lato, quello di Poste Italiane e, dall’altro, quello dei numerosi enti pubblici, locali e centrali, che aderiscono all’iniziativa. I servizi già disponibili sono molti, in tutta Italia. L’ultimo importante tassello che si è aggiunto è stato l’accordo con la Regione Calabria, per consentire ai cittadini di prenotare prestazioni sanitarie e pagare i ticket presso le Poste.

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Oltre a tante nuove caratteristiche, che cominciano e rendere il web molto più interattivo, l’arrivo di HTML5 ci porta 30 nuovi elementi per “marcare” documenti e applicazioni, in modo da rendere più comprensibili i contenuti delle pagine alle macchine stesse e migliorare l’accessibilità, la cercabilità, l’internazionalizzazione e l‘interoperabilità dei nostri siti.

Il sito Smashing Magazine ci offre un’interessante panoramica dei nuovi elementi HTML5 che rendono più semantica una pagina web. Alcuni elementi di pura presentazione (come center, font e big) non sono più validi, mentre altri (come small) sono stati ridefiniti per renderli semantici. Altri ancora (come source e track) servono a definire i contenuti di audio e video. Poi ci sono quelli che definiscono le parti di una pagina web (come header, footer, nav, section, article, aside). La regola che vale per tutti è la “graceful degradation“, cioè il fatto che le nuove caratteristiche sono comunque utilizzabili anche nei browser più vecchi.

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