Per chi sviluppa applicazioni per il mobile, il problema maggiore deriva dalla frammentazione del mercato, che costringe a sviluppare per più sistemi operativi: Android (48% di penetrazione in Italia ad aprile), iOS (41%), Windows (5%) e altri. Perciò è sempre forte la tentazione di disporre di un unico tool di sviluppo multipiattaforma, puntando magari sulla trasversalità dell’HTML5. E il mercato ne offre diverse, di possibilità.
Ma i problemi che lo sviluppo multipiattaforma comporta sono maggiori delle soluzioni che offre, a quanto pare.
“Includere pagine web in un contenitore non è la soluzione” – spiega Dermot Daly, fondatore di Tapadoo, azienda leader nello sviluppo di app per il mobile – “ma un compromesso, che lascia scontenti sia gli utenti Apple, sia quelli Android“. I primi si vedono tipicamente replicati i comandi di navigazione dell’iPhone, ma incompleti, gli altri devono usare comandi coi quali non hanno famigliarità. Ma non solo. “Non siamo più ai tempi in cui uno usava il PC Windows in ufficio e il Mac a casa, per cui poteva far comodo avere una stessa applicazione per entrambe le piattaforme”, continua Daly. “Col mobile, ciascuno usa solo il sistema operativo del dispositivo di cui dispone e quell’esperienza d’uso dev’essere ottimale”. Quando si cerca la soluzione multipiattaforma, si deve rinunciare a tutte le caratteristiche peculiari di ciascun sistema operativo e ciò rende le app molto meno interessanti e utili di quanto potrebbero essere. “Apple, Microsoft e Google: ciascuna fa del proprio meglio per rendere accattivante il proprio sistema . Quale tool o Javascript saprebbe fare meglio?”, si chiede lo sviluppatore irlandese. La risposta è chiara: solo sviluppando una app per ciascun sistema operativo si può ottenere il massimo della velocità e il meglio delle caratteristiche offerte dagli attuali terminali. Link utili su questo argomento
Il personal computer sarebbe destinato ad estinguersi presto, come mezzo di accesso ad internet, per lo meno per gli usi domestici. Lo rivela un’interessante presentazione di Business Insider, che mette insieme una serie ampia di dati statistici.
Le prove a favore di questa tesi sono legate innanzi tutto alle vendite. Da quando è comparso l’iPad sul mercato, i PC non sono più cresciuti, cannibalizzati dai tablet. La piattaforma Microsoft/Intel è crollata, come market share, specie a vantaggio di Android. Le intenzioni di acquisto dei tablet sono il doppio, rispetto ai PC, tanto che si prevede il sorpasso già nel 2015.
Se si guarda allo stato di salute dei maggiori player, domina chi ha saputo cavalcare meglio il mobile. Gli affari di Apple vanno a gonfie vele. Google, oltre a non avere rivali nelle ricerche e nella pubblicità, domina il market share delle piattaforme mobili. Samsung e Facebook sono sempre più in crescita. Attori come Yahoo! sono invece in declino, mentre i destini di Microsoft sono molto incerti.
Ma il declino del PC, a favore dei dispositivi mobili, riguarda solo gli usi domestici, perché in ufficio sono ancora i computer, a prevalere.
C’è ovviamente chi non è d’accordo. Erik Kain, ad esempio, su Forbes sostiene che si estingueranno solo i computer come li conosciamo oggi, perché verranno sostituiti da interfacce completamente diverse, con schermi trasparenti, flessibili, indossabili, eccetera. Chi ha maggiori possibilità di successo, in tale scenario, sarebbe proprio Microsoft, con suo Windows 8, il primo sistema operativo progettato per adattarsi a qualsiasi piattaforma. Per sapere chi ha ragione, non bisognerà aspettare molto. Link utili su questo argomento e presentazione di Business Insider
Cosa ci dobbiamo aspettare, nel corso del 2013, dal mondo del Web? Grandi cambiamenti sono in corso ed altri, non meno importanti, si verificheranno nei prossimi mesi, sconvolgendo gli equilibri consolidati e facendo emergere nuovi protagonisti. Ecco per voi le previsioni di Web Watching. Leggi l’oroscopo 2012 delel tecnologie e dei servizi Web
Il momento dei fan di Android è arrivato. Il più che annunciato sorpasso su iOS, il sistema operativo degli iPhone e degli iPad, viene trionfalisticamente spiegato in questa infografica appena pubblicata, che ci mostra come, per i dispositivi mobili, stia avvenendo ciò che avvenne per i computer, ai tempi della battaglia tra il DOS di Microsoft e il Macintosh della Apple: la prevalenza del sistema multi-piattaforma, su quello basato su un unico produttore.
Le differenze ci sono, però: Apple sta facendo lo stesso un sacco di soldi, e detta legge sul mercato, come dimostra anche la recente vicenda dei pagamenti basati su Nfc.
Inoltre c’è un terzo competitor, Microsoft, che in teoria sarebbe molto forte, ma per ora non riesce proprio a tirare fuori numeri che valga la pena raccontare.
A differenza di quanto avveniva quando le applicazioni giravano solo sui computer, oggi i dispositivi in uso nel mondo hanno una maggiore pluralità di sistemi operativi, ma c’è un linguaggio che ha la compatibilità con tutti: l’HTML5. Ciò nonostante, optare per l’HTML5 non è una scelta scontata, altrimenti Mark Zuckerberg non avrebbe detto che puntare sull’HTML5, per Facebook, è stato un errore,che ha fatto loro solo perdere due anni di tempo.
Quando si parla di applicazioni native, s’intende di solito una versione per iOS e una per Android. Di Blackberry se ne parla sempre meno e Windows Mobile rappresenta ancora una grande incognita, per quanto riguarda il mercato.
Le applicazioni native hanno il vantaggio di essere più veloci (mediamente del 10-15%). Ma è anche vero che la velocità dei processori aumenta continuamente. Il costo è sicuramente maggiore, perché bisogna fare una versione per ogni sistema operativo e, in generale, richiedono più tempo. Ma come resa, è più facile ottenere applicazioni accattivanti.
L’HTMl5 è la soluzione più economica, perché con un’unica attività di sviluppo, si realizzano applicazioni buone per tutti i sistemi operativi, sia desktop che mobile. L’handicap è di essere un po’ meno performante.
Freddy May, su .net magazine, fa notare come il fenomeno delle app, finora di esclusivo appannaggio del mondo consumer, stia sempre più interessando l’ambito business, o B2B. Per le aziende, i tempi sono un fattore cruciale, ragion per cui, nel mondo business, l‘HTML5 può diventare uno strumento di grande valore strategico. Fatta questa scelta, bisogna essere coerenti fino in fondo, e non cercare di sviluppare app in HTML come se fossero native, col rischio di rallentare tutto. Freddy ci consiglia perciò di evitare lunghe liste da scorrere, effetti di transizione e animazioni. Il codice nativo diventa invece la scelta migliore “quando si punta su una singola app in ambito consumer, decisiva per il futuro della propria attività”.
Un altro commentatore, Craig Buckler, su SitePoint, punta l’indice sul fattore sicurezza: secondo un’indagine di Bit9, il 26% delle applicazioni native accede ai dati personali dell’utente, per compensare gli scarsi ricavi di modelli, come ad esempio quello di Android, nei quali la maggior parte delle app è gratuita. Ma questo è più un problema per gli utenti – e per le aziende nelle quali lavorano – che per gli sviluppatori.
Botiful, una sorprendente invenzione per la telepresenza, che cerca finanziamenti “dal basso”, mostra i primi segni di un’inversione di tendenza: la creatività dei progettisti di hardware e di software comincia a spostare il centro dell’attenzione da iOS verso Android, anche per sfruttare la maggiore apertura della piattaforma che fa capo a Google. In attesa della madre di tutte le battaglie: quella contro Windows 8.
Sul Web si rincorrono notizie contrastanti, per il mercato del mobile. Da un lato, la notizia di oggi è che Apple ha portato la sua quota di mercato dei tablet dal 62 per cento del primo trimestre 2012 al 68 per cento del secondo, con Android che si assesta al 29 per cento e gli altri che sono ormai irrilevanti. E tra gli sviluppatorile preferenze vanno decisamente per iOS, il sistema operativo di Apple. Ma un altro sondaggio tra gli sviluppatori mostra come per il futuro i due sistemi vengano considerati di equivalenti speranze, diversamente da pochi mesi fa, quando iOS prevaleva. E del resto una stima pubblicata anch’essa oggi dice che Samsung, il campione di Android, nel 2° trimestre ha venduto 52 milioni di smartphone, esattamente il doppio di Apple.
In questa guerra a due, che ne sarà di RIM, coi suoi terminali Blackberry, e di Nokia, fino a poco fa leader incontrastata sul mobile, con Symbian? Le uniche due non statunitensi della competizione opravviveranno contro Apple e Google? Secondo ZDNet, gli argomenti a sfavore prevalgono, rispetto a quelli favorevoli, nei confronti delle due compagnie. Noi ne abbiamo raccolti da diverse fonti.
Argomenti a favore. Nokia ha deciso di cavalcare Windows Mobile, un sistema che potrebbe essere rilanciato dalla diffusione di Windows 8. Secondo alcuni, Blackberry 10 (BB10) di RIM è un ottimo sistema operativo, nel quale gli sviluppatori possono integrare le proprie app meglio che in iOS, troppo chiuso, e in Android, troppo frammentato.
Argomenti contro. Nokia ha già dovuto subire pesanti tagli al personale e ha messo il suo futuro completamente nelle mani di un’altra azienda, Microsoft. RIM ha appena perso la testa, avendo i due fondatori, Mike Lazaridis e Jim Balsillie, abbandonato la carica di CEO dell’azienda. Entrambe le aziende hanno vissuto di rendita per anni, lasciando che al loro interno prendesse piede la sindrome perdente del “non inventato qui”. Link utili (e non solo) su questo argomento
L’accessibilità alle persone con disabilità, rispetto ai siti Web, è sempre stato un tema difficile da affrontare, per i progettisti di servizi on line, a causa dei vincoli che poneva, da molti giudicati eccessivi. Col mobile è tutta un’altra storia, perché l’utente in mobilità, per sua natura, ha delle limitazioni motorie e/o funzionali che richiedono in ogni caso accorgimenti particolari, come ad esempio: evitare immagini troppo grandi e/o superflue; limitare il numero dei link e mantenerli brevi; evitare tutte le funzionalità legate all’uso del mouse (doppio click, tasto destro, mouse, over, ecc.); fornire alternative al javaScript; adottare caratteri ben visibili e pulsanti grandi: dare feedback visivi e sonori delle azioni compiute, eccetera. Su questo tema il W3C ha pubblicato una guida ad hoc: le Mobile Web Best Practices (MWBP), che fornisce i principi di base, ma rimanendo piuttosto sul generico. Interessanti anche le indicazioni fornite dalla Global Accessibility Reporting Initiative (GARI), promossa dal Mobile Manufacturers Forum, un’associazione internazionale di produttori di apparecchiature mobili e wireless.
Il panorama delle app accessibili – specialmente nei confronti dei ciechi – è molto ampio e dimostra come la migrazione del Web sul mobile sia caratterizzata da un notevole salto di qualità, probabilmente perché è meno presente la dimensione amatoriale. Lo dimostrano le specifiche liste di app accessibili, sia per Android, sia per iPhone, oggi disponibili.
Infine vi proponiamo due esempi pratici di applicazioni pensate proprio per i ciechi, le cui rispettive presentazioni video fanno capire bene quali sono gli accorgimenti per consentire un’interfaccia efficiente per chi deve contare unicamente sul supporto vocale:
Mobile Accessibility, una suite che comprende 10 diverse applicazioni (telefono, rubrica, SMS, sveglia, calendar, email, browser, GPS, gestione app, settings), disponibile anche in italiano, che costa, dopo la prova gratuita, 74,52 euro;
Georgie, un vero e proprio sistema che si propone di accompagnare la persona non vedente in ogni momento della vita, ma è solo in inglese, costa 249 dollari, ed ha un sistema piuttosto complicato di attivazione.
Apple ha aperto nuovi scenari, con la decisione di abbandonare Google Maps, all’interno di iPhoto per iOS, a favore di OpenStreetMap (OSM), il progetto open source, simile a Wikipedia, che si propone di creare, in tutto il mondo, mappe a contenuto libero con licenza Creative Commons. Ed è anche significativo l’interesse suscitato da una app come MapFactor Navigator (qui recensita da Wired.it), il navigatore per Android basato su OpenStreetMap, che consente di farsi guidare anche offline.
OSM si basa su dati geografici rilasciati con licenza libera Creative Commons (Attribution-ShareAlike 2.0), che chiunque perciò può usare liberamente, col solo vincolo di citare la fonte e usare la stessa licenza per eventuali lavori derivati. Tutti, se registrati, possono contribuire, arricchendo o correggendo i dati e caricando nei database del progetto tracce GPS e modificare i dati vettoriali usando gli editor forniti. Le mappe sono create usando come riferimento i dati registrati da dispositivi GPS portatili, fotografie aeree ed altre fonti libere, oltre a donazioni, tra cui quelle da parte di Yahoo! e di Microsoft. I rilievi sul territorio vengono effettuati da volontari (“mappatori”), tipicamente in bicicletta. I dati di OpenStreetMap sono disponibili in un numero sempre crescente di siti ed in differenti formati (v. elenco su Wikipedia)
La decisione, a marzo scorso, di far pagare l’utilizzo delle Google Maps nelle pagine che superino le 25 mila viste mensili, sta spingendo molti a trovare delle alternative. Oltre ad Apple – e a Bing che usa queste mappe per i suoi risultati – anche Foursquare e Wikipedia hanno deciso di passare a OSM.
Per gli sviluppatori, il vantaggio è di poter disporre di una base cartografica utilizzabile gratuitamente per qualsiasi sito o app, anche commerciale. Per farlo, è necessario creare un server GIS (tramite software come ArcGis, in versione gratuita con restizioni o a pagamento), che scarica da OSM i dati della porzione di territorio necessaria ed alla scala più appropriata, per renderli disponibili alla app del caso. Se si tratta solo di visualizzare mappe sui siti, però, è tuttora più semplice ricorrere dalla vecchia cara Google Maps.
È ufficialmente disponibile, anche in Italia, Google Currents, l’app per dispositivi mobili che consente di sfogliare riviste on line ed altri contenuti editoriali con un’interfaccia particolarmente facile e gradevole. Currents è disponibile in 46 diverse lingue e su qualunque dispositivo Android e iOS. Si avvale del traduttore di Google, che consente agli utenti di leggere automaticamente le edizioni preferite nella propria lingua. La mossa è strategica, per l’azienda di Mountain View, nell’ambito di quello che viene considerato il mercato più promettente nei prossimi anni: i contenuti su dispositivo mobile. Prima di lanciare Currents in Italia, Google ha stretto accordi, per avere dei primi contenuti, con importanti editori, come il Sole-24 Ore, la Stampa, Adn Kronos e altri.
Dal punto di vista dell’utente, il suo utilizzo è molto semplice. Dopo aver scaricato l’applicazione da Google Play (per i dispositivi Android) o dall’App Store di Apple (per i dispositivi con iOS), gli utenti devono solo scegliere le pubblicazioni che intendono seguire, gratuitamente. Tra di esse, c’è pure Web Watching Eustema, in elegante veste Google-style. La app poi si sincronizza a piacimento, per poter leggere i contenuti anche off line.
Dal punto di vista del produttore di contenuti, essere presenti su Currents è quasi altrettanto semplice. Basta andare su Google Current Producer, autenticarsi con un account Google e seguire passo passo il wizard per la pubblicazione, anche a partire da un sito già esistente, di cui bisogna però essere proprietari e che deve supportare il feed RSS.
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