Tutti sono convinti che il Cloud Computing rappresenti il futuro, ma per ora sembra essere nelle mani dei giganti Usa Google, Amazon e Apple. Inoltre esso comporta problemi difficilmente risolvibili con le attuali regole – soprattutto in termini di standard, privacy, portabilità dei dati, responsabilità legale e giurisdizione competente – che paralizzano le amministrazioni pubbliche, impedendo loro di adottare il Cloud. E così la Commissione Europea scende in campo con una strategia legata alla recente proposta di nuove regole sulla privacy, e illustrata da N. Kroes, vice-presidente della Commissione e responsabile dell’Agenda Digitale UE. Eccone i tre punti principali.

  1. Ciascuno è proprietario dei propri dati e perciò deve avere diritto, in qualunque momento – chiunque detenga tali dati – a correggerli, ottenerne una copia in un formato comunemente diffuso e interoperabile (per poterli utilizzare altrove) ed eventualmente cancellarli.
  2. La materia deve essere normata da un Regolamento e non da una Direttiva, in modo tale che ci sia un solo insieme di regole in tutti i 27 Stati dell’Unione e così chi opera in più Paesi (la norma, nel Cloud) possa avere un solo interlocutore istituzionale e dover richiedere una sola autorizzazione. Dal punto di vista dell’utente, questo significherebbe non doversi preoccupare di dove hanno sede i fornitori dei servizi, perché l’unica norma in vigore sarebbe quella UE.
  3. Infine c’è la creazione, appena annunciata, di una partnership europea per il Cloud Computing tra amministrazioni pubbliche e industria privata, con lo scopo di mettere a punto specifiche comuni per l’acquisto di servizi Cloud da parte delle PA.

Link utili su questo argomento

[L'immagine è tratta da da Business Review Europe]

Lascia un commento

Per inviare commenti devi fare login con le tue credenziali Eustema. Può darsi che il browser ti chieda di confermare una eccezione di sicurezza per questo sito. In tal caso, rispondi affermativamente. Login »