Molti cominciano da un’esigenza personale, poi trasformano in business l’esperienza acquisita in WordPress, la piattaforma open source che sta conquistando il Web, coi suoi 73 milioni di siti, pur essendo del tutto indipendente dai big della Rete, quali Google, Facebook o Apple. È un economia che dà lavoro a decine di migliaia di persone, in quantità che cresce a dispetto della crisi. Anzi, compatibile con la crisi, per i suoi bassi costi. Ma come si reggono i conti di un prodotto del tutto gratuito? Un’inchiesta di Siobhan McKeown fa il punto sull’economia di WordPress.

  1. I temi – I rivenditori di temi (“theme shops”), tra cui l’attuale n. 1 (secondo Alexa) è Elegant Themes, sono presenti in tutto il mondo, ma il loro mercato globale è saturo e molto competitivo. Attori importanti sono anche i marketplace di temi, come Theme Garden. Il theme design è l’attività più praticata in questa economia, la cui crescita lascia comunque spazi anche ai nuovi entranti, alzando però sempre più in alto l’asticella della qualità. Poi c’è il Theming Engine, come Infinity, che aiuta questo numero crescente di designer a creare temi anche complessi.
  2. I plugin – Il mercato dei plugin è anche più competitivo di quello dei temi, e con una percentuale minore di persone disposte a pagare. Molti sviluppatori si sono concentrati su un solo plugin, come nel caso di Event Espresso, disponibile in 3 versioni di complessità crescente, di cui solo la prima gratuita.
  3. I servizi – Tra i servizi, l’hosting è forse il più delicato, al punto che c’è chi, come WP Engine, offre hosting specializzato per WordPress. A causa della gratuità e facilità d’uso della piattaforma, il livello tecnico di chi inizia ad usarla si abbassa sempre più, e così apre lo spazio anche ad un mercato della consulenza. Lo sviluppo di siti è uno dei servizi più diffusi, sia per piccole che per grandi realizzazioni. Essendo poi WordPress così diffuso in tutto il mondo, c’è tutto un mercato di soluzioni per le traduzioni – automatiche e non – e per i siti multilingue, dove spiccano servizi come ICanLocalize.
  4. I network multisito – Piattaforme che ospitano tanti siti Wordpress, secondo i canoni del cloud computing, sono in crescita, a partire dal WordPress.com, che ne include più di 32 milioni. Ma c’è anche Edublogs, che ne ospita più di un milione solo nel settore didattico.
  5. I prodotti editoriali – L’enorme diffusione di WordPress rende anche i blog su WordPress (come WPMU.org, WPCandy e WPLift) una parte di questa economia, coi grandi numeri che riesce a generare. Ma anche i libri sull’argomento sono molto numerosi (fate una prova su Amazon), senza contare i PDF da scaricare. Infine ci sono le agenzie di copywriting, come Words for WP, che supportano gli sviluppatori nel descrivere al meglio i loro prodotti.
  6. Il Software As A Service (SaaS) – In questa categoria sono da includere due tipi di servizi: i creatori di siti di nicchia, come Happytables, che consente di crearsi da soli il sito del proprio ristorante, e quelli che offrono un servizio di WordPress Management, come ManageWP, che permette a chi gestisce parecchi siti WordPress di fare tutto da un unico pannello di controllo.
  7. La formazione – In questo mercato in grande espansione, non possono mancare i fornitori di formazione, anche perché WordPress è sempre più considerato quale palestra ideale per introdurre i giovani alle professioni del Web.

Link utili su questo argomento

Confronto nel tempo tra Blogger, Drupal, Sharepoint e WordPress

Fonte: SitePoint

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