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Web Watching Eustema » C’è un futuro per l’open source nel cloud computing?

Il crescente interesse per il cloud computing, dominato da grandi aziende planetarie, ha contribuito non poco a mettere in ombra l’open source e i suoi successi. Ci chiediamo se le due cose possano avere un futuro comune. Una recente inchiesta di Zenoss ci aiuta a rispondere, evidenziando come l‘open cloud sia ancora poco utilizzato, persino nella stessa comunità open source, soprattutto a causa di una ancora “insufficiente maturità“. La tecnologia dominante, in questo campo, è OpenStack. La notizia clou sarebbe, però, quella di un futuro radioso, per l’open cloud, avendo il 57% dei rispondenti espresso l’intenzione di sviluppare in futuro una “open source cloud”, motivati soprattutto (75%) da efficienza e prestazioni nelle tecnologie di virtualizzazione.

OpenStack è il software open source, nato a luglio 2010, con cui chiunque può costruire una piattaforma per il cloud computing veramente alternativa a Elastic Compute Cloud (EC2) di Amazon. Al progetto partecipano aziende come Dell, HP, IBM, Cisco e persino Microsoft. Ne sono promotori la NASA (sì, proprio l’agenzia spaziale) e l’azienda di hosting Rackspace, col sostegno indiretto del governo USA. Le alternative a OpenStack più richieste, sempre secondo l’indagine, sarebbero CloudStack – sviluppato dalla Apache Software Foundation – e Eucalyptus, specializzato per la realizzazione di cloud ibride basate sulle API di Amazon AWS

C’è chi sostiene che il cloud computing andrà inevitabilmente verso l’open source. La spinta verrà dalla necessità di avere una reale flessibilità d’utilizzo: quando le varie tecnologie in campo (e nel cloud computing i fornitori sono sempre più di uno) sono realmente compatibili e integrabili, tutto è più facile e, soprattutto, sicuro. La maggiore sicurezza dovrebbe derivare dal fatto che, nel momento in cui si integrano tra loro varie tecnologie, il gestore di una soluzione proprietaria non può garantire pieno supporto, mentre con l’open source è facile individuare eventuali falle. Dunque dovrebbe ripetersi la storia (Linux, Android), secondo l’articolo di Forbes: le tecnologie proprietarie gettano le basi, ma poi la comunità degli sviluppatori ne raccoglie i frutti, con soluzioni open source.

Link utili su questo argomento

L’infografica con i dati dell’inchiesta di Zenoss

L’interesse nel tempo verso open source e cloud computing

Fonte: Google Trends, novembre 2012.
[L'immagine iniziale è tratta da ExecutiveGov]

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